Costituzione italiana referendumSignori e Signore buonasera!
Ci siamo quasi, il quattro dicembre siamo chiamati in causa, ci chiedono di esprimere un’opinione, domandano la nostra partecipazione riguardo alla ridefinizione della Carta dei diritti di Noi uomini cittadini italiani, la Nostra Costituzione! Ebbene, risvegliamo la coscienza civica in cuor Nostro, nel rispetto della nostra Repubblica Italiana, andiamo dunque a votare per il futuro del Paese!
Un giovane cittadino quale sono, si appresta a scriverVi qui di seguito il suo pensiero. Con orgoglio democratico, condividerò nelle righe che seguono quanto mente e cuore insieme mi suggeriscano. Si accinge a prender forma una Critica alla Riforma Costituzionale obiettiva, priva di schieramento politico. L’intento alla base di questo scritto è infondere passione, stimolare il confronto, il dialogo costruttivo fatto di interrogativi e risposte, la condivisione di contenuti e l’ascolto di visioni. L’ambizione, è quella di guidare i più ad una scelta ponderata, non affrettata. Ricordate che la Vostra parola, in Democrazia ha valore, può essere determinante e la sua espressione per questa causa, non riguarda solo l’oggi, interessa il domani, ci tocca in prima persona, ma coinvolge anche i nostri figli!
Questo disegno di legge, volto a riformare la Costituzione del Nostro Paese, linfa alle radici, è una buona base di partenza, ma, a mio modico giudizio non è pronto per i larghi consensi. Quando a scuola, in occasione di un compito assegnato, si commettono errori, ci vengono corretti e molto spesso, per imparare dagli sbagli e crescere, viene chiesto di riportare a termine il lavoro, ricominciando magari anche da zero, per riprovarci di nuovo. Quando sul posto di lavoro si presenta il disegno di un progetto al proprio responsabile e questi non dovesse approvarlo, non è sinonimo di insuccesso, ma di opportunità di miglioramento per la prossima consegna. Dunque, questo è quello che chiedo al Governo della mia Nazione: migliorare il testo della Riforma, per ripresentarlo una seconda volta, magari raggiungendo una maggioranza alla Camera dei Deputati, all’atto della riproposizione, superiore rispetto a quella precedentemente ottenuta, prossima ad appena il 54%. Ci tengo a precisare che la stabilità e la continuità d’operato di questo Governo non può dipendere dall’esito di questo Referendum Costituzionale indetto, diamogli perciò l’opportunità di far meglio, rimettendo mano a questo disegno. Non diamo credito ad investitori istituzionali che fanno pressioni per una risposta o per un’altra. Non sono loro chiamati ad esprimersi, consultiamoli certo, ma per comprendere la loro prospettiva, non assecondiamo un interesse terzo al posto del Nostro. Credetemi, non usciremo dalla crisi economica con un SI plagiato e indotto sui mass Media dai forti poteri dei fondi d’investimento e grandi banche d’affari.
Personalmente, ci sono diversi aspetti che mi sono risultati poco convincenti, non molto chiari ed incompleti in questo corpo di legge. Spunti per migliorare ci sono e si presentano non per rinunciare alla causa del cambiamento, andando a destabilizzare Governo e dunque Paese. Richiamo alla Vostra attenzione il mio credo.
Abbattimento del bicameralismo perfetto.
Non sono a favore di questa proposta. Il bicameralismo garantisce l’interesse del cittadino, non causa lungaggini all’iter legislativo. E’ statisticamente noto, consultateli i dati, che il nostro Parlamento sia uno dei più attivi in tutta Europa per numero di leggi varate in un anno d’esercizio. Cooperazione e confronto, sono le parole chiave che connotano la modalità di lavoro alla base degli sforzi di senato e camera dei deputati. Riflettiamoci, un poco più di labor limae su un qualcosa che poi si traduca in dovere da rispettare per noi cittadini, obblighi in capo a lavoratori e imprese, operato della sanità e della scuola pubblica, gestione delle infrastrutture, sicurezza nazionale, approvvigionamento energetico, argomenti vitali lo capite anche Voi, che non possono che necessitare di molta attenzione, precisione, conoscenza nel legiferare. Interpellare molteplici punti di vista significa raggiungere una visione d’insieme, superando miopie, a favore della soddisfazione dell’interesse collettivo e dunque a discapito di quello individuale e contingente, proprio di una parabola politica. Certamente, sono a favore del fatto che il Governo non debba essere costretto ad avvalersi della richiesta esasperata della fiducia, forzando la macchina legislativa, per avvallare sue proposte legislative urgenti o prioritarie, sono perciò pienamente d’accordo con la mozione che vorrebbe conferire la possibilità al Governo di imporre tempistiche di risposta alla Camera dei Deputati, ma non posso concepire che al senato sia dato solo valore consultivo, pesato con una SI o un NO della camera figlio di una maggioranza semplice, derivante cioè dai presenti in aula. Il senato dovrebbe popolarsi di uomini valorosi, gigli bianchi della politica, uomini che nella loro vita hanno prestato servizio ineccepibile per Paese, avvocati, medici, ingeneri, scienziati politici, ricercatori, docenti, ex presidenti della Repubblica. Questo vorrei che fosse il senato della mia Italia, non è escluso che un giorno possa essere così e uomini di questo calibro dovrebbero essere chiamati in causa attivamente nel processo legislativo!
Abbattimento dei costi della politica.
Chi potrebbe mai essere contrario a questo? Intendo dire, è necessario dire di SI all’ottimizzazione? Non è implicito che si attui? E’ sperabilmente scontato che si cerchi soluzione allo spreco. Ma se la soluzione avanzata, è quella di ridurre il solo numero di senatori, indubbiamente questo porterebbe sì un risparmio, ma credetemi non un rovesciamento della medaglia, non stagnano qui le vere inefficienze. Vi garantisco che questi senatori, per il sol lavoro prestato, anche se “depennati in numero”, continuerebbero comunque a fruire di compensi in termini di corrispettivi pensionistici. I veri costi della politica, non sono gli stipendi dei parlamentari, risultati persino allineati a quelli Europei, come espresso dalla spending review attuata dal precedente Governo tecnico. I veri costi della Politica, sono quelli dell’amministrazione pubblica, della sanità e della scuola pubblica, inefficienti per costi degli edifici mantenuti in esercizio seppur necessitanti di interventi di riqualificazione, strutture, macchinari e procedure che manifestano obsolescenza causando sprechi. Il vero problema sono gli extra-costi che stanno fra le fila delle municipalizzate zonali, spesso in perdita, che potrebbero essere privatizzate con vendita della partecipazione a favore di una libera concorrenza, la quale apporterebbe giusti prezzi e qualità di servizio. Se vogliamo davvero parlare di stipendi? Ad essere esorbitanti, sono quelli delle figure dirigenziali pubbliche, con tutti i loro benefit, benessere iniquo che neppure spetta al Presidente degli Stati Uniti d’America. Pensiamo poi alle migliaia di posti di lavoro pubblici, mantenuti nonostante la loro inutilità. Oggigiorno esiste ancora alle Poste, una figura impiegatizia denominata “il timbratore”, certo questa posizione è pure un lavoro, permette di portare a casa uno stipendio, magari ad un padre di famiglia, ma forse non è lievemente annichilente? Quella risorsa, quella persona non potrebbe spendersi in una mansione meno anacronistica per il 2016 che ci troviamo a vivere? Questi sono costi della pubblica amministrazione, costi della politica su cui intervenire per fare la differenza.
Scioglimento del CNEL
Un comitato di consulenti, pagato per dare la sua sola disponibilità annua al confronto, interpellato di rado, con parte attiva effettivamente presa forse in meno di una ventina di casi concreti, dal costo di milioni di euro per anno, merita indubbiamente di essere soppresso. Con il prestigio delle cattedre universitarie che il nostro Paese vanta, con Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confturismo, mi indegna pensare che per consulenze d’alimento al processo decisionale, fossero chiamati in causa opulenti consulenti terzi, magari neppur appartenenti alle sfere sopra enunciate.
La riforma del Titolo V
La natura è fatta da diverse specie nel regno animali, la chiamano biodiversità e questa biodiversità è garanzia di continuità dell’esistenza della natura stessa. Il parallelismo lo calo sull’Italia. “Noi fummo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo perché siam divisi”, così recita l’inno Nazionale della nostra Italia. Io credo che per unirci come popolo, nella nostra diversità, la decisione di limitare il potere decisionale delle Regioni non sia corretta. La Regione abbraccia l’identità locale e la traduce nel Tricolore sintetizzandola, i territorialismi sono identità nazionale, sono cultura non dimentichiamolo. Chiedere ai consiglieri regionali ed ai sindaci di essere senatori ed al contempo funzionari governativi locali significa ammettere che l’uno o l’altro mandato non verrà onorato con piena partecipazione, avremo un senatore al 50% ed un consigliere a metà? Questo è il desiderata? Che sia necessario stimolare maggior allineamento tra Ministeri e Regioni, è indubbio che occorra, ecco perché può essere sensato allineare specificamente le giunte al Governo, prevedendo un’agenda di confronto periodico fra le parti, con tavoli che diano più lavoro ai ruoli di vice, veri comandanti in seconda. Obiettivi Regionali ed obiettivi di Governo nazionale dovrebbero correre sulla medesima carreggiata e possibilmente nella stessa corsia, come permetterlo? A cominciare dalla loro determinazione! Occorrerebbe avere un disegno di massima, una Strategia Nazionale rappresentante una roadmap stesa dal Governo nazionale, su cui calettare gli obiettivi locali, definiti in modalità Bottom Up, ma approvati in modalità Top Down, non viceversa. Lo Stato dovrebbe definire requisiti umani minimi da calare sui servizi pubblici (sanità, infrastrutture, scuola) e le Regioni dovrebbero impegnarsi a garantirli sul loro territorio. L’idea di creare una rappresentanza federale in senato ha valore, ma non si può limitarla a sola passiva consultazione, così facendo che importanza le si dà? Ma perché una Regione poi dovrebbe essere guidata e ascoltata in senato da un numero di rappresentanti scelti sulla base solo della numerosità della sua stessa popolazione? Il limite del non aver coinvolto le Regioni a Statuto Speciale in questo disegno è poi molto forte, forse troppo ed inaccettabile.
Democraticamente, concludo dicendo che è grave che sia stata innalzata a centocinquantamila adesioni, la soglia per avvalorare una proposta di legge popolare. Qual è il vero spazio di ascolto che si vuol dare all’opinione della popolazione? In tempi di crisi lo si vuole ridurre con un aumento della soglia?
Il mio desiderio, è che a metter mano alla Costituzione sia un’Assemblea ricostituente e che questo disegno di riforma, si faccia punto di partenza per la riforma.
Votare di cambiare solo perché occorre farlo, senza aver lavorato abbastanza alla proposta di cambiamento, non è la via giusta da seguire. Che questo possa essere chiaro a tutti. Riflettete prima di esprimerVi, prendete a cuore il Vostro futuro approfondendo ciò su cui siete chiamati a prendere una posizione.
SI o NO? A voi l’ultima parola!

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