L'ultima volta vi avevo lasciato a Times Square, cuore pulsante della city, dove mille umanità s'incrociano tra loro, dando vita ad un quadro impressionista di luci, slogan, suoni e profumi di ogni genere. Ora mi sposto a sud, sulla punta dell'isola di Manhattan, dove sorge il cuore finanziario della città. Dopo aver passeggiato per le strette viuzze che circondano Wall Street, mi dirigo verso la baia, intenzionata a fare un'esperienza che consiglio a tutti: imbarcarmi sul battello per Staten Island. È una delle poche cose gratuite che si possono fare a New York, ma non è questo il motivo che mi ha spinto ad attraversare la baia, quanto piuttosto godere dello spettacolo magnifico che si ha nel momento in cui il pesante ferry leva l'ancora dall'estremità meridionale di Manhattan per dirigersi verso uno dei cinque distretti della città. A mano a mano che mi allontano dal porto, lo skyline sfuma all'orizzonte e per un momento i grattacieli sembrano piccole tessere di un domino, incastrate perfettamente; poi mi giro e guardo a prua, la baia si apre e si arriva quasi a sfiorare Ellis e Liberty Island, mentre sul lato opposto l'imponente ponte da Verrazzano svetta in tutta la sua eleganza. Il panorama è superbo e, soprattutto, stare su un barcone assolutamente non turistico mi dà la possibilità ancora una volta di mescolarmi con la popolazione del luogo.

Sono da sola, mi guardo intorno e vedo a fianco a me moltissimi immigrati, che rientrano alle loro case a Staten Island, quartiere molto meno caro e meno in rispetto a Manhattan e per questo abitato per lo più da persone meno abbienti. Intanto, sullo sfondo appare Lei, la statua della Libertà e, vicino, Ellis Island, le quali neanche un secolo fa hanno rappresentato il punto di accoglienza per milioni di emigranti che dall'Europa venivano a cercare una vita migliore nel Nuovo Mondo. Sia Liberty sia Ellis Island mi fanno tornare indietro con la memoria e mi fanno pensare alle sensazioni che devono avere provato i milioni di europei che rincorrevano il sogno americano.

Anche loro sono stati accolti da Miss Liberty, che, con la sua fiaccola e il libro della legge fra le mani, ricorda a chiunque arrivi lì che la libertà vive solo nella verità e nella giustizia, nella luce e nella legge. Vivere liberi in un paese realmente democratico è il sogno e il desiderio degli emigranti che sbarcano a Ellis Island e che sotto gli occhi di Miss Liberty hanno trascorso uno dei più intensi drammi della modernità. Eh sì, purtroppo non tutti sono riusciti con successo ad entrare e a costruirsi una vita dignitosa nell'agognata America. Come in tutte le cose, c'è una "selezione naturale" e negli Stati Uniti è particolarmente dura e lo era ancor di più nei primi anni del XX secolo quando italiani, greci, russi, irlandesi e polacchi arrivavano a frotte. Ellis Island ha rappresentato una sorta di "fabbrica di americani", un luogo per trasformare gli emigranti in immigrati; da una parte entrava un irlandese o un italiano e dall'altra, dopo vaccinazioni, disinfestazioni ed esami vari, ne usciva un americano bell'e pronto.
 
L'immigrato da accogliere e da aiutare (e questo è vero ancora adesso) è colui che impara velocemente l'inglese, eventualmente studiando nelle ore dopo il lavoro, che non ha grilli per la testa, tanto meno quello di scioperare, che detesta i "rossi", è disposto a lavorare tutte le ore che la produzione richiede, grato solo che sacrifici e rinunce gli consentano di diventare a real American. Certo, passare attraverso i controlli di Ellis Island non deve essere stato facile e posso immaginare l'avventura che hanno affrontato queste persone, arrivate con un bagaglio d'inesperienza, ignoranza e soprattutto tanta forza di volontà. Ai più volenterosi e meritevoli, l'America ha fornito una seconda possibilità e i discendenti di molti dei primi immigrati adesso ricoprono anche ruoli dirigenziali, grazie alle difficoltà affrontate in partenza dai loro avi.

Ora sono passati almeno sessant'anni dalla seconda ondata di migrazione di massa verso gli Stati Uniti, ma, nonostante il progresso sia arrivato anche in Europa e in altre parti del mondo sviluppato e la globalizzazione ci renda tutti un po' uguali, l'America resta ancora a mio avviso il Paese delle grandi opportunità. La meritocrazia è presente, come il rispetto per il lavoro reciproco e basterebbero anche solo questi due aspetti a invogliare un europeo, e un italiano in particolare, a cambiare vita.
È per questo che con la mente sono ancora là, sul battello per Staten Island, guardo Miss Liberty e le dico: "Aspettami".
(materiale in parte tratto dal libro di Corrado Augias, "I segreti di New York", Mondadori)
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